SEI IN > VIVERE TARANTO > CRONACA
articolo

Statte: mafia e voto di scambio, 29 arresti tra cui il sindaco Andreoli

2' di lettura
38

Terremoto a Statte: sono 29 le persone arrestate dalla guardia di finanza per associazione mafiosa, traffico di droga e voto di scambio. In manette sono finiti anche il sindaco Francesco Andreoli e gli assessori Ivan Orlando e Marianna Simeone, accusati di scambio elettorale politico-mafioso

i finanzieri di Taranto hanno eseguito un’ordinanza applicativa di misure cautelari, emessa dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Dda salentina, nei confronti di 29 persone (26 in carcere e 3 agli arresti domiciliari) e del sequestro preventivo di beni del valore complessivo di circa 6,4 milioni di euro. Gli arrestati sono accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, trasferimento fraudolento di valori, estorsione e detenzione illegale di armi. Le indagini hanno consentito alle Fiamme Gialle joniche di svelare la presenza e l’operatività di un presunto gruppo criminale nei comuni tarantini di Statte e Crispiano.

Nello specifico, è stato rilevato come gli indagati, tra il 2020 e il 2021, avrebbero fatto parte di un’organizzazione di tipo mafioso, dotata di armi, e si sarebbero resi responsabili di numerose condotte illecite concernenti lo scambio elettorale politico-mafioso, la cessione di partite di stupefacenti, la detenzione di armi, l’intestazione fittizia di beni a prestanome e esecuzione di efferate attività estorsive, di spedizioni punitive e di attentati incendiari. Il controllo del territorio sarebbe stato esercitato da alcuni degli indagati anche attraverso il presunto condizionamento delle elezioni comunali tenutesi a Statte nell’ottobre del 2021.

In questo contesto sarebbe difatti emerso che uno degli indagati, attraverso propri fiduciari, si sarebbe concretamente adoperato per la raccolta di voti in favore di alcuni candidati, oggi amministratori di vertice del Comune, ottenendo in cambio somme di denaro, buoni pasto e schede carburanti, nonché l’impegno a favorire la concessione di autorizzazioni e di commesse pubbliche a imprese compiacenti. Avrebbe contribuito all’illecita raccolta di voti anche un dirigente amministrativo di una società di servizi tarantina.

A questo proposito sarebbe difatti emerso che il predetto, per il tramite di fiduciari, avrebbe interessato un componente della presunta associazione mafiosa perchè reperisse preferenze elettorali, promettendogli in cambio l’assunzione nell’azienda di servizi e l’affidamento di commesse. Ancora, per eludere l’applicazione di misure di prevenzione patrimoniali alcuni indagati avrebbero intestato fittiziamente a “prestanome” imprese, beni mobili e immobili ubicati a Taranto e a Statte.



Questo è un articolo pubblicato il 15-01-2024 alle 11:12 sul giornale del 16 gennaio 2024 - 38 letture